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Swakopmund: dove il deserto fronteggia il mare

Il quinto giorno del diario di viaggio in Namibia ci vedrà nuovamente on the road: la nostra meta è la costa atlantica. La strada è lunga ma attraversa paesaggi che cambiano di continuo, sono immensi, aspri e grandiosi. Con me alla guida dopo un’ora di viaggio facciamo tappa in un singolare avamposto nel mezzo del nulla. Un luogo che è stata la realizzazione di un sogno, quello di Moose Mc Gregor, un bizzarro scozzese che ha deciso di stabilirsi in mezzo al nulla e importare la sua torta di mele, e dove decine di auto abbandonate fanno da cornice a questa insolita stazione di servizio. Con gli altri abbiamo deciso di assaggiare la torta e devo dire che non era niente male, a me è piaciuta! Pronti via ripartiamo direzione oceano ma stavolta è obbligatoria la sosta al cartello tropico del capricorno, che ritroviamo per la seconda volta: è una conquista e gli autoscatti si sprecano. Il paesaggio è particolare, il terreno è solcato da decine e decine di canyon, come se fossero delle rughe che hanno modellato queste piccole colline arrotondate, un po’ lunari. La strada è lunga ma attraversa paesaggi che cambiano di continuo. Dopo circa 5 ore, attraversati i passi del Gaub e del Kuiseb, tiriamo dritti verso Swakopmund. Arriviamo nel primo pomeriggio in una città caratterizzata da numerosi edifici di inizio ‘900 risalenti alla dominazione tedesca. E’ incredibile come, a tratti, sembri di essere in una cittadina bavarese! Pranziamo a Walwis Bay in un locale vista oceano con tutta la tranquillità del mondo, ma decidiamo di non perdere tempo  e di recarci verso la periferia della città dove ci avrebbe aspettato un imperdibile giro in quad nel deserto. Con un ragazzo locale abbiamo fatto un giro di un paio d’ore su e giù per le dune del deserto con vista sull’oceano, ci siamo proprio divertiti! Il secondo giorno lo abbiamo dedicato alla scoperta di Sandwich Harbour, che non va tradotto in “porto panino”, è un posto incredibile dove le dune immacolate del deserto si annullano nell’oceano Atlantico. Attraversate le saline, la jeep che abbiamo deciso di noleggiare con il conducente correva lungo questo confine surreale. Da un lato onde immense e schiumose e, dall’altro, pareti di sabbia alte quasi 300 metri. Ed è proprio lì che dobbiamo salire! Arrivare a piedi sulla sommità della duna è stato faticosissimo ma la vista, da ambo i lati, è spettacolare.

Sandwich Horbour

Dopo questa bellissima esperienza, arriviamo alla sera e ci concediamo una cena in un ristorantino sull’oceano e due passi sulla spiaggia. Al mattino la bussola avrebbe puntato verso nord, direzione Skeleton Coast. Una lunga strada semi deserta si confondeva sulla superficie arida lungo la costa dell’Atlantico, così chiamata per le innumerevoli navi che si sono arenate nel corso del tempo. Qui abbiamo incontrato solo qualche pescatore solitario con il suo fuoristrada parcheggiato sulla striscia di sabbia, carico di provviste e taniche di benzina. Dopo qualche ora di viaggio eccoci finalmente a Cape Cross, quasi sul confine angolano, l’oceano ci ha regalato una visione impressionante: una distesa di decine di migliaia d’otarie. I loro versi, lamentosi o feroci, squarciavano l’aria, l’odore era quasi insopportabile ma ci siamo resi conto che eravamo al cospetto di un mondo primordiale, di cui, ormai, non siamo più parte. E’ stato interessante vedere come queste agili foche, a gruppi, si buttavano in acqua vincendo la forza delle onde che le respingeva verso la riva sassosa… loro resistevano e alla fine recuperavano il mare aperto.. e noi vedevamo una miriade di puntini neri che galleggiavano tra le onde di quelle gelide acque. Quelle rimaste a riva, ammassate le une alle altre, facevano un chiasso infernale lanciando stridii acuti quasi umani. Abbiamo fatto due passi in mezzo a loro stando attenti a non infastidirle e poi siamo ripartiti in direzione Twyfelfontain. Proseguiamo verso Twyfelfontain, vorremmo arrivare per visitare le pitture rupestri ma la strada è ancora lunga, decidiamo quindi di rimandare al giorno dopo visto che i momenti migliori per visitarle sono il tramonto e la mattina. Dedichiamo la prima parte del giorno alla visita di questo interessante sito, ricco di pitture rupestri raffiguranti perlopiù animali, quindi una veloce visita anche alle “Organ pipes” e la “Burnt mountain”, a pochi minuti da lì. In realtà leggendo la guida non eravamo convintissimi ma, essendo così vicine, ci sembrava un peccato non fermarsi per dare almeno un’occhiata: si tratta di formazioni rocciose che abbiamo visto in poco tempo.

Cape Cross