Il terzo giorno si apre con il Marino alla guida, ci aspettava un lungo tragitto fino al mitico deserto del Namib, precisamente a Sesriem. Il viaggio verso Sesriem è lungo circa 5 ore, ed in questo modo abbiamo avuto modo di saggiare le strade disagiate di questo Paese. Nel primo pomeriggio arriviamo al Desert Quiver Camp, è tardi per addentrarci nel vero e proprio deserto. Un breve trek su di una montagnola là vicino ed un tuffo nella piccola e graziosa piscina fanno da apripista alla prima vera cena home self nel deserto: se non ricordo male, riso, tonno, olive e piselli con aggiunta di avocado nel finale. Il cielo di quella notte raggiungeva una nitidezza mai vista in nessuna parte del mondo, c’erano miliardi di stelle e una striscia biancastra che stava ad indicare tutta la maestosità della via lattea. Ricordo anche che siamo rimasti quasi un’ora nel silenzio con la testa all’insù.
Ed eccoci così all’alba del nostro quarto giorno in Namibia: ci aspettava uno dei luoghi più incantevoli di tutto il viaggio. Una colazione abbondante ed era arrivato anche il turno del Ventu alla guida, una settantina di chilometri sulla strada principale che attraversa il deserto con gli ultimi chilometri proprio sulla sabbia. Le prime luci del giorno proiettate sulle dune creavano dei colori favolosi: la sabbia diventava rossa ed oro al nostro passaggio. Decidiamo di percorrere tutto il tragitto fino alla fine e, incuranti delle guide locali, facciamo anche gli ultimi cinque chilometri sulla sabbia. Un’esperienza unica soprattutto per chi ha guidato, ed eccoci finalmente a pochi minuti a piedi dalla Deadvlei. Ci sono persone fotogeniche e luoghi che vengono particolarmente bene in foto, uno di questi è proprio Deadvlei. Una volta qui c’era una palude. Asciugandosi sotto il sole cocente ha lasciato una crosta chiara sul terreno e scuri alberi pietrificati che si slanciano verso il cielo azzurro quasi a chiedere una goccia d’acqua.
Tutte attorno si innalzano le dune dorate del deserto. Ed è proprio una di queste, la big Duddy, il nostro obiettivo: ha inizio la scalata alla duna. Il sole alto nel cielo ci accompagna per più di un’ora sulla duna più alta di tutto il deserto, e per fortuna avevamo le borracce piene d’acqua che abbiamo bevuto fino all’ultima goccia. Mentre arrancavamo con fatica, vedevamo con stupore che la duna cambiava man mano colore passando dal giallo ocra, al rosa, al rossiccio, al marrone bruciato, era abbellita da contorni rotondi e smussati… in lontananza sembrava addirittura che toccasse il cielo, in un contrasto violento di colori. Da lassù la vista è stata bellissima, soltanto vivendole in prima persona si riesce a descrivere le emozioni che la vita di tutti i giorni purtroppo non riesce a darti. La luce è stata un fattore determinante per creare magia e spettacolo in quel paesaggio tutto uguale, arido, diversificato solo dal colore e dai giochi d’ombra. Abbiamo incontrato e scambiato qualche parola anche con altri turisti europei lungo il tragitto, tutti entusiasti dello splendido percorso in Namibia che stavano facendo. Dopo la discesa della duna, fatta correndo giù in picchiata, abbiamo fatto ritorno al nostro 4×4 e abbiamo mangiato pane e tonno portato fortunatamente con noi. Siamo tornati indietro, il nostro fuori strada si era persino impantanato nella sabbia, ma con un po’ di pazienza ce la siamo cavata brillantemente; poi via di nuovo verso Sesriem facendo due piccole tappe, prima alla Duna 45 e al Sesriem Canyon. Quest’ultimo è un bel canyon scavato dal fiume, dove abbiamo giocato un po’ ai piccoli esploratori. Ricordo che erano le ore 16, avevamo bisogno di un po’ di riposo, così ci siamo dedicati a qualche ora di relax in piscina prima di una delle cene più corpose che avessimo mai fatto in questo viaggio. Carne no stop al desert quiver lodge con menù illimitato: ci siamo riempiti letteralmente lo stomaco di ogni ben di Dio!

